Biografia

Bettina Zagnoli nasce a Bologna nel 1964. Dopo il diploma in Graphic Design, si specializza in pubblicità e marketing. Inizia la sua carriera lavorando come freelance presso prestigiose agenzie  tra Bologna e Milano, con progetti che negli anni Ottanta, periodo di massimo prestigio dell’editoria di moda, trovano spazio su Vogue e altre testate Condé Nast. Nello stesso periodo si iscrive e viene ammessa all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sezione Pittura con Concetto Pozzati, percorso che non potrà frequentare per sopraggiunti impegni di lavoro.

Successivamente opera nel settore dell’editoria di pregio e dell’arte, collaborando con realtà di rilievo come Treccani, FMR e Art’è, contesti nei quali consolida una forte attenzione alla qualità estetica, al linguaggio visivo e alla cultura dell’immagine. In questi anni il grande fotografo Helmut Newton diventa un riferimento fondamentale del suo immaginario e ha modo di conoscerlo personalmente nel 1989 in occasione di una sua mostra a Bologna.

Appassionata di lingerie, nei primi anni Duemila apre nella sua città Marabù, prima boutique erotic-chic in Italia, affermandosi come pioniera del settore e contribuendo a sdoganare in chiave lussuosa ed elegante i tabù legati al piacere. L’esperienza imprenditoriale la porta a essere invitata come opinionista in numerosi programmi televisivi nazionali e radiofonici.

Nel corso degli anni organizza eventi, incontri e workshop dedicati alla sensualità, al corpo e alla cultura del piacere, affermandosi come figura di riferimento nel panorama italiano della divulgazione all’ educazione al desiderio.  Tra le sue curatele figurano iniziative di spicco sulla voluttà nell’arte per la mostra di Daikichi Amano a Roma (2009), ZouZou per Lelo (2013) Art City (2019) e Le Godmiché di No Address Gallery a Reggio Emilia (2023)

Dal 2013 scrive per Il Fatto Quotidiano, occupandosi di sensualità, arte e costume.

Creativa da sempre, nel 2023 organizza nei luoghi d’origine della sua famiglia, a Porretta Terme, una mostra dedicata al padre Valerio e al suo talento pittorico, un progetto che unisce memoria personale, ricerca artistica e territorio.

Negli ultimi anni, accanto all’attività di divulgazione e scrittura, emerge una nuova e profonda esigenza di tornare al disegno, linguaggio originario della sua formazione. Un ritorno non nostalgico ma consapevole, in cui il segno diventa spazio di libertà, esplorazione intima e sintesi di corpo, desiderio e immaginario.

Frequenta le Seychelles dal 1991, dove si è sposata, e da allora l’arcipelago è diventato il suo buen retiro: un luogo dell’anima, di luce e di ascolto, in cui tornare per ritrovare il gesto creativo.